Finalmente il magistrato Ingroia ha sciolto la riserva e ha deciso di candidarsi alla testa di un movimento a cui è stato dato il nome di "Rivoluzione civile". La proposta politica sembrava molto più interessante di quanto in effetti è apparsa. Ero stato attratto dalle
idee che il giornalista Alessandro Gilioli aveva consegnato a Ingroia quale promemoria per un eventuale programma di "Rivoluzione civile". Nella conferenza stampa di stamattina, Ingroia ha parlato esclusivamente di lotta alla mafia. Obiettivo importante, ma evidentemente non esclusivo. Non mi è per nulla piaciuta, poi, la personalizzazione del
simbolo del partito, in cui campeggia il suo nome a caratteri cubitali, che fa intuire come il magistrato sia dotato di un notevole livello di narcisismo, forse eccessivo per un partito che fa intendere di voler cambiare la politica. Nel simbolo, poi, il nome sembra schiacciare la stilizzazione del famoso quadro di Pellizza da Volpedo "Quarto Stato," che, peraltro, richiama un legame ad un passato remoto invece che a un futuro migliore.
Molto critico con la nuova formazione politica è stato anche
Marco Revelli, leader del movimento "Cambiare si può," in particolare per il fatto che nelle liste di "Rivoluzione civile" saranno candidati i segretari dei quattro partiti che aderiscono all'iniziativa.
Dubbi sono stati
espressi anche da Gino Strada, il fondatore di Emergency.
In conclusione, se veramente saranno candidati i personaggi che appaiono nella fotografia, mi sembra di poter prevedere che sarà l'ennesima sconfitta della sinistra italiana.