Pierferdinando Casini, ospite ieri della trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lilli Gruber su La7, per giustificare che è possibile cambiare idea, ha portato come esempio san Paolo che "prima era un libertino e poi si è convertito sulla via di Damasco". Sulla conversione di di Saulo (divenuto poi san Paolo) nulla da eccepire, ma non risulta che fosse un libertino. Tutt'altro. Fu conosciuto non solo per essere una persona colta, ma anche come efferato persecutore dei Cristiani ("Ma Saulo devastava la chiesa: entrando di casa in casa, trascinava via uomini e donne e li metteva in prigione", Atti 8,3). Ora può succedere a tutti di avere un vuoto di memoria, ma da Casini fervente cattolico, obbediente (quando gli conviene) ai desiderata dei rappresentati della Chiesa non mi sarei aspettato tanto superficialità e tale scarsa conoscenza dei testi sacri. Però quello che maggiormente mi fa arrabbiare è che nemmeno la conduttrice ha mosso alcun rilievo. Certo non è una cosa grave, ma è la dimostrazione che i politici che intervengono ai talk-show possono dire qualunque cosa, citare qualunque statistica, senza timore di essere contraddetti perché i giornalisti e i conduttori un po' sono ignoranti e un po' non hanno la convenienza di ribattere alle affermazioni delle persone invitate che, in una società dove l'analfabetismo funzionale caratterizza quasi la metà della popolazione, possono addirittura fare bella figura.
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