11/06/12

Postini e vigili urbani

Mi è capitato qualche altra volta di scrivere che i cittadini vengono spesso considerati e trattati come dei postini, a cui viene assegnato il compito di portare delle carte da un ufficio ad un altro. E' grave che questo avvenga in un contesto dove le informazioni non solo possono essere condivise, ma, eventualmente, anche trasmesse con tecnologie elettroniche. In questo post vorrei occuparmi dell'interfaccia del cittadino: di norma l'impiegato pubblico, la persona che interagisce con esso e che dovrebbe essere deputato ad erogare il servizio. Dovrebbe essere una specie di risolutore di problemi, una persona che interagisce con il cittadino e poi si occupa di mettersi in relazione con i vari uffici ed eseguire tutte quelle operazioni che dovrebbero portare alla conclusione della "pratica" (come si dice in burocratese). Invece no! La maggior parte degli impiegati pubblici svolgono il ruolo di "vigili urbani". Eseguono la parte di loro competenza e quasi sempre, rivolgendosi al cittadino, gli dicono una frase di questo genere: "Adesso deve andare nell'ufficio X Y per ..." Anche se l'ufficio è a pochi passi ed è gestito da un collega.
Finché le cose stanno così, la Pubblica Amministrazione non sarà mai efficiente e soprattutto non sarà mai al servizio del cittadino il quale non dovrebbe avere decine di interlocutori, ma una sola persona che per conto suo svolge tutte le pratiche, per così dire, interne. A me sembra una cosa di assoluto buonsenso. Ma il buonsenso penso che manchi a chi dirige un'organizzazione complessa come la Pubblica Amministrazione. Oppure... Non vorrei qui essere malizioso e pensare che le cose vengano fatte apposta. E che i vigili servano per moltiplicare i passaggi, per incasinare i percorsi, per rendere meno trasparenti i tragitti, per rendere più discrezionale il servizio al fine poi di mettere in pratica operazioni che portano a quel diffuso fenomeno che si chiama corruzione.

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