27/10/11

Salute? Quale salute?

E' assodato che la nostra salute dipende - almeno in parte - dai nostri stili di vita: da ciò che mangiamo, dal movimento che facciamo, dalle abitudini voluttuarie che abbiamo (fumo, consumo di alcol, droga), dai comportamenti sessuali. In questi ultimi tempo i comportamenti poco salutari sono attribuiti alla semplice volontà dell'individuo. Per questo i governi centrali e locali stanno cercando di modificare questi comportamenti facendo leva sugli individui che vengono responsabilizzati anche per quanto riguarda il mantenimento del loro stato di salute. Alcuni governi addirittura hanno proposto di aumentare i costi della sanità per coloro che mostrano di avere dei comportamenti considerati a rischio (per esempio, gli obesi). Ai governi non viene in mente o, meglio, fingono di ignorare che i comportamenti individuali derivano in modo diretto dalle condizioni sociali (ed economiche) in cui gli individui si trovano. Proprio pochi giorni fa, a Rio De Janeiro, si è svolta una megariunione degli stati membri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, per ribadire per l'ennesima volta quanto hanno importanza i cosiddetti determinanti sociali della salute e per approvare una Dichiarazione che dice, come in altri documenti dell'OMS, delle cose che, se applicate, sarebbero rivoluzionarie. Non a caso Alex Scott-Samuel, docente dell'Università di Liverpool e impegnato nel perseguimento dell'equità nella salute, dice in una mail: "Sono grato a chi mi informa su chi ha firmato la Dichiarazione di Rio a nome del Governo britannico. La Dichiarazione stabilisce che Una buona salute richiede un sistema sanitario di qualità, universale, completo, equo, efficace, reattivo e accessibile; ma questo è esattamente quello che la recente riorganizzazione del Servizio Sanitario britannico cerca di rimuovere in modo esplicito con uno in cui l'universalità, la completezza e la qualità vengono determinati dalle scelte del mercato".
E proprio in questi giorni è stato pubblicata una splendida infografica che racconta in modo esplicito come gli effetti della crisi vanno ad impattare drammaticamente sulla salute della popolazione. Abbiamo un bel dire a una persona che deve mantenere una famiglia con 1.000 euro al mese, devi mangiare molta frutta, molta verdura e comprare alimenti di qualità (costosi) oppure devi seguire una dieta (costosa), in quanto diabetico o intollerante a determinati alimenti: semplicemente non lo può fare. Così come chi è malato e povero avrà meno possibilità per curarsi, come sta succedendo in Grecia proprio in questi giorni.
Forse allora è il caso di essere un po' meno ipocriti e dire che la salute ha un costo economico. E che la riduzione delle risorse implica una popolazione mediamente meno sana.

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