In Svizzera è nato il Partito Anti-PowerPoint. Si propone non tanto di abolire il celebre quanto famigerato "pacchetto" che imperversa nelle riunioni, nei convegni, negli incontri, nelle scuole, bensì di eliminare la costrizione ad usarlo. Già perché sembra che in alcune scuole, se gli studenti che non usano PowerPoint ricevono voti più bassi. In alcune aziende è di fatto obbligatorio usarlo, nei convegni è addirittura ovvio. Nessuno si pone il problema della noia mortale che colpisce gli spettatori, paragonabile alle serate nelle quali gli amici ti costringevano a vedere le diapositive scattate durante le loro vacanze. Nessuno si pone il problema dell'efficacia delle presentazioni che, pare, sia di gran lunga inferiore rispetto a quelle dove viene utilizzata la lavagna a fogli.
Qualche tempo fa Seth Godin, aveva pubblicato un manualetto dal titolo "Really Bad PowerPoint" in cui cercava di insegnare come il PowerPoint doveva essere usato per essere efficace. Una cosa, in particolare, mi è rimasta impressa: che ciò che conta non sono tanto gli strumenti, quanto la capacità del relatore di far provare al pubblico delle emozioni. E questo non può essere fatto da un software.

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