26/04/11

Noi


Evgenij Ivanovič Zamjatin (1884-1937) fu uno scrittore russo che dapprima aderì al movimento dei bolscevichi e per questo mandato ripetutamente in esilio. Rientrò nel 1913 in Russia e successivamente aderì alla Rivoluzione d'Ottobre, pur opponendosi al sistema di censura che si stava rapidamente diffondendo di cui vi è ampia testimonianza nei suoi scritti. Negli anni '20 il regime gli rese la vita difficile e successivamente, in seguito alla pubblicazione del romanzo "Noi," le sue opere furono proibite ("Noi" fu pubblicato in Unione Sovietica solo nel 1988). Nel 1931 gli fu consentito di lasciare la Russia e si trasferì a Parigi dove morì. 
Di questo autore ho riletto in questi giorni il suo romanzo più conosciuto, Noi, scritto nel 1920, che critica duramente il sistema sociale che si stava affermando. Il romanzo è ambientato in un futuro in cui la società è totalmente programmata secondo formule matematiche. L'individuo perde la propria identità a favore del "noi." Le persone sono individuate con un numero preceduto da una consonante (gli uomini) o da una vocale (le donne).  La filosofia di fondo di questa società è che la mancanza di libertà consente di raggiungere la felicità. Per questo le persone vengono sottoposte a una operazione chirurgica per eliminare la creatività e la fantasia che vengono considerate malattie. E' facile capire come questo romanzo abbia influenzato George Orwell ("1984") e Aldous Huxley ("Il mondo nuovo").
Se poi vi dicessi che il capo di questa società, chiamata "Stato Unico," viene indicato come il "Benefattore" e che il quotidiano che vi si pubblica si chiama "Il Giornale," a chi vi viene da pensare?





Bartholomew's Song (Destin Cretton e Lowell Frank, 2006)

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