02/02/10

La decapitazione della cultura

E’ da un po’ di tempo che se ne sentiva parlare, ma adesso sembra sia cosa fatta. La geografia sarà (quasi) eliminata dalle materie scolastiche. Nel momento in cui il mondo è globalizzato e l’interazione fra le persone si sta facendo sempre più stretta diventa di fondamentale importanza conoscere le caratteristiche dei luoghi dove le persone vivono. Queste caratteristiche ci danno molte informazioni indirette sulle persone che abitano i diversi luoghi del mondo aiutandoci a comprendere meglio le persone con le quali entriamo in relazione e arricchendo il nostro bagaglio di conoscenze e di esperienze. Mi pare che il mondo anglosassone non la pensi così e, consapevole, dei propri limiti conoscitivi in materia geografica sta producendo degli sforzi per diffondere la conoscenza degli altri popoli e degli altri paesi. Si pensi solo all’istituzione della National Geographic Society, sorta nel 1888 proprio per diffondere la conoscenza della geografia e di promuovere la protezione della cultura dell'umanità, della storia e delle risorse naturali, o dei simpatici e stimolanti quiz che si trovano in rete, molto semplici all’apparenza, ma che ci pongono spesso davanti alla nostra mancanza di conoscenze. Si pensi, per altro verso, alla grande diffusione e al  grande apprezzamento nei confronti di Google Earth che ci consente di volare in ogni parte del mondo e di apprezzare città, paesi, laghi, montagne, foreste, fiumi.
Ma, al di là, di questi ragionamenti fatti sulla base della buona fede, mi sembra che l’operazione “decapitazione della geografia” faccia parte di un disegno più ampio, non sono in grado di dire se consapevole o inconsapevole, di abbassare il livello culturale della popolazione e, in particolare, delle nuove generazioni. La diffusione delle conoscenze, in particolare, prodotta e amplificata da Internet fa molta paura, soprattutto a chi ci governa perché la cultura, soprattutto se diffusa, è uno strumento rivoluzionario. Quindi il tentativo di  chiudere i rubinetti della cultura da parte di chi detiene il potere risponde a esigenze di mantenimento del potere stesso, ma non c’è alcun dubbio che sarà un’operazione fallimentare solo per il semplice fatto che i giovani ormai si formano (per fortuna) su Internet e con l’esperienza diretta, e la scuola (come la tv), in termini di formazione, ha sempre meno da dire. 

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