21/01/10

Il dj della cultura


Ho sempre ritenuto che la televisione fosse uno strumento di grande potenzialità soprattutto per far crescere e maturare la popolazione. Su questo fronte la TV italiana ha fallito completamente e nel tempo le cose sono peggiorate. Si vedono talk-show a cui partecipano bellone e politici in cerca di visibilità (ma quanto prendono per partecipare?) o personaggi (scrittori, registi, musicisti) che cercano di piazzare i loro prodotti. Al di là dei talk-show la maggior parte dei programmi e di una assoluta demenzialità che serve a far dimenticare di essere dei fortunati possessori di un cervello. Sono convinto che la televisione, soprattutto quella pubblica, potrebbe occuparsi di molti argomenti interessanti che potrebbero essere trattati (scusate l'ossimoro) in profondita con leggerezza. Mi riferisco all'impatto sociale delle nuove tecnologie (non alla promozione di prodotti tecnologici), alla geografia (non alla promozione dei viaggi), alla storia, alla filosofia. Niente di niente di tutto ciò anche se, in fondo al cuore, conservo sempre qualche piccola fiammella di speranza.
Ieri ho cercato di farmi un'idea del nuovo programma TV "Il più grande italiano di tutti i tempi". Speravo che potesse essere l'occasione per approfondire le figure di alcuni importanti personaggi che hanno fatto la storia d'Italia, invece la delusione è stata cocente. Ho resistito solo un quarto d'ora alla visione di questo programma presentato da un bellimbusto che nel suo pedigree ha una lunga attività come dj e da una ragazza che ha fatto di tutto per evitare di essere elegante nell'aspetto e nei modi. Mi è bastato un quarto d'ora (tanto ho resistito) per vedere uno spettacolo incomprensibile, gridato in cui anche i giudici che avrebbero procedere alla selezione del "più grande italiano" esprimevano atteggiamenti schifati. Se si pensa di far presentare programmi pseudoculturali a dj in stato di esaltazione e da ragazzotte in costume semiadamitico non ci siamo. Se si riduce quel po' di cultura che potrebbe essere diffusa a uno spettacolo di basso profilo, non si fa altro che aggiungere naftalina ai cervelli di quegli italiani (pochi mi auguro) che hanno il coraggio di guardare per intero programmi di questo genere.

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