Leggevo gli articoli di Nicholas Negroponte quando, a metà degli anni '90, aveva una rubrica sulla rivista Wired. Anzi è una delle prime persone a cui avevo mandato una mail di complimenti per alcune cose che aveva scritto. Poi nel '95 ha scritto un libro che è rimasto un caposaldo della cultura di Internet "Being Digital" "Essere Digitali" in cui si sosteneva che a poco a poco gli atomi avrebbero lasciato il posto ai bit: è quello che abbiamo visto con la musica, con la fotografia, con i film e, adesso, sempre di più, con i libri.
Negroponte è anche l'ispiratore del progetto "One Laptop Per Child" che ha l'obiettivo di diffondere la tecnologia nei paesi in via di sviluppo.
E' per questo che ho voluto guardare ieri la la trasmissione Otto e Mezzo, a cui ha partecipato proprio il mitico Nicholas Negroponte, in Italia come testimonial per l'assegnazione a Internet del Nobel per la Pace. Non ha fatto molta fatica a dare una lezione di cultura innovativa a quel personaggio supponente che è il direttore de Il Sole 24 Ore, Gianni Riotta. Il quale continuava a sostenere di essere d'accordo con Negroponte dicendo cose completamente diverse. In particolare Riotta ha fatto un discorso tipicamente sindacale per difendere la categoria dei giornalisti parlando di giornalismo di qualità. Come sempre i cittadini sono visti come persone con l'anello al naso e ci devono essere sempre dei "mediatori" che spiegano come vanno le cose. Ha ragione Zoro, simpatico partecipante al dibattito, che ha spiegato al "grande" Riotta che anche la qualità è un aspetto soggettivo.

Nessun commento:
Posta un commento