Richard Smith, nel suo blog, racconta che la scorsa settimana a L’Aia in Olanda, una trentina di persone si è incontrata per discutere sulla possibilità di dare una (nuova) definizione alla salute. La conclusione, almeno per lui, è stata che la salute non può essere pensata come uno stato o un obiettivo, ma come un viaggio.
Partendo dalla definizione di contenuta nella Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia”, Smith si è reso conto che tale definizione non è facilmente sostituibile, soprattutto perché non è operativa e quindi non consente di misurare la salute. Forse, alla luce delle nuove tecnologie disponibile e soprattutto della medicina predittiva, si verrà a scoprire che un sempre maggior numero di persone dovrà essere considerato malato, paradossalmente nel mentre la attesa di vita per gli adulti sta aumentando.
Probabilmente funziona ancora la definizione proposta da Ivan Illich (1976) secondo cui la salute è “la capacità di adattarsi a un ambiente che cambia, a crescere e invecchiare, a ritornare in salute dopo essersi ammalati, a soffrire e ad attenere in pace la fine della vita.” Oppure quella proposta dall’Associazione degli Epidemiologi (1982) secondo cui la salute è “uno stato caratterizzato da integrità anatomica, fisica e psichica; dall’abilità di svolgere il proprio ruolo in famiglia, sul lavoro e nella comunità; dalla capacità di affrontare lo stress fisico, psichico e sociale; da una sensazione di benessere; dalla libertà dal rischio di malattie di morte prematura.”
In ogni caso nessuna di queste definizioni è riuscita a rimpiazzare quella dell’OMS. Mettersi a discutere sulla definizione di salute a Smith, in conclusione è sembrata una perdita di tempo.

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