17/10/14

08/10/14

Macchine da scrivere e carta carbone

Negli anni '50 i reading di poesia si pubblicizzavano in questo modo: redigendoli con la macchina da scrivere  riproducendoli con la carta carbone.


07/10/14

La saggezza in 1Q84


Anche quest'anno, come negli anni passati, Murakami Haruki è fra i favoriti per la conquista del Premio Nobel per la Letteratura. Che lo vinca o meno rimane, a mio parere, fra gli autori più interessanti dei nostri tempi per la trama dei suoi romanzi e per le riflessioni che non sono mai banali. Una delle frasi che mi è più piaciuta nel recente romanzo di Murakami Haruki “1Q84” è: “Se non lo capisci senza che te lo spieghi, non lo capiresti anche se te lo spiegassi.” Ma tutto il libro è costellato di frasi e citazioni degne di nota. Qui se ne possono trovare alcune fra le migliori.

06/10/14

Prosit, Samantha

http://bit.ly/ZO3ZnZ
Quello che maggiormente faccio fatica a sopportare nelle persone che vivono in questi tempi è la mancanza di passione per quello che stanno facendo. E poiché di quasi la totalità degli esseri umani verranno perse le tracce e i ricordi, non è determinante se ciò che viene fatto è importante o meno, ma che venga fatto con passione. È per questo che ieri ho assistito con piacere e interesse all’intervista, che l'ha vista protagonista, nel programma “Che tempo che fa,” della astronauta Samantha Cristoforetti. Nei suoi occhi traspariva una grande passione per l’avventura che si accinge a compiere: starsene per ben sei mesi su una stazione spaziale cercando di superare l’assenza di peso, la claustrofobia, i problemi di convivenza e le comodità cui è (siamo) abituati. Ho anche apprezzato l’ironia con cui la spedizione sta cominciando. È la spedizione 42, un numero che ben ricorda la mitica “Guida galattica per gli autostoppisti.” A questo proposito è stato realizzato un poster che ritrae i protagonisti del prossimo volo nei panni dei personaggi del famoso romanzo dell’indimenticabile e indimenticato Douglas Adams. A questo punto non rimane altro che sollevare i calici e inviare un augurio all’equipaggio sorseggiando (con molta attenzione) un Gotto Esplosivo Pangalattico. Anyway, don't panic!

23/09/14

Pablo Neruda














Non t'amo come se fossi rosa di sale

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.



No te amo como si fueras rosa de sal

No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.
Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.
Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,
sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.

Pablo Neruda (12 luglio 1904 - 23 settembre 1973)

10/09/14

Perché affrontare le disuguaglianze


Un recente articolo del filosofo dell’Università di Harvard, T.M.Scanlon, a fronte delle crescenti disuguaglianze socio-economiche, si interroga su quali siano i motivi principali per i quali esse dovrebbero essere ridotte. Ne ha individuato quattro che trovano il sostegno di autorevoli pensatori quali John Rawls, Peter Singer, Thomas Piketty (autore del recente successo "Il Capitale nel XXI secolo") e Paul Krugman (premio Nobel per l'Economia nel 2008)

  1. Le disuguaglianze economiche consentono alle persone più ricche di avere un inaccettabile livello di controllo nei confronti delle vite degli altri.
  2. Le disuguaglianze economiche possono minare l’equità delle istituzioni politiche.
  3. Le disuguaglianze economiche possono minare l’equità dello stesso sistema economico.
  4. I lavoratori, in quanto partecipanti a una organizzazione cooperativa che produce prodotto interno, hanno il diritto di rivendicare una giusta parte di ciò che hanno contribuito a produrre.

08/09/14

Internet e il pensiero

Vinton Cerf, matematico statunitense, è considerato uno dei padri di quella grande rivoluzione costituita da Internet. In una sua recente riflessione ci spiega che il vero valore di Internet sta nella nostra testa.


La verità e Internet

di Vinton Cerf

La verità è un potente solvente. Muri in pietra si sciolgono davanti alla sua forza implacabile. Internet è uno dei più potenti agenti di libertà. Espone la verità davanti a coloro che la vogliono vedere. Non c'è da meravigliarsi che alcuni governi e organizzazioni abbiano paura di Internet e della sua capacità di far conoscere la verità. 
Ma la potenza di Internet è una spada a doppio taglio. Può anche offrire con la stessa facilità disinformazione e opinione non verificate. Nell'universo elettronico di Internet, il pensiero e la sconsideratezza coesistono fianco a fianco. Cosa possiamo fare? 
Non ci sono filtri elettronici che separano la verità dalla finzione. Non c’è alcun “V-chip” cognitivo che separi l'oro dal piombo. Abbiamo a disposizione soltanto uno strumento: il pensiero critico. Questa verità vale anche per tutti gli altri mezzi di comunicazione, non solo per Internet. Forse il World Wide Web solo ci costringe a vedere questo più chiaramente rispetto agli altri media. La semplice giustapposizione di contenuti di valore e senza valore ci costringe a pensare. È un’occasione per educare tutti noi. Siamo costretti a pensare a ciò che vediamo e sentiamo. Dobbiamo valutare e selezionare. Dobbiamo scegliere le nostre guide. Quale migliore lezione di questa per insegnare ai nostri bambini per prepararli per un nuovo secolo di cambiamento sociale, economico e tecnologico? 

Creiamo una risoluzione per il nuovo secolo per insegnare ai nostri figli a riflettere in modo più profondo su quello che vedono e sentono. Questo, più di ogni filtro elettronico, costruirà un solido fondamento su cui la verità può stare.

07/09/14

A testa in giù

Ho avuto occasione di dare una rapida occhiata ad un libro non molto recente di Eduardo Galeano dal titolo “Patas arriba” che in italiano è stato tradotto “A testa in giù.” Il tema trattato da Galeano è quello del mondo alla rovescia. Nella prefazione del libro si dice che Alice, dopo aver visitato il paese delle meraviglie, dovette mettersi davanti a uno specchio per scoprire il mondo alla rovescia. Se Alice dovesse rinascere ai nostri giorni, non avrebbe bisogno di usare alcuno specchio, ma solo di affacciarsi alla finestra.
Alla fine del millennio, il mondo alla rovescia è davanti a noi: è il mondo così come è, con la sinistra al posto della destra,  la pancia al posto della schiena e la testa al posto dei piedi.

Il capitolo del libro, che mi riprometto di leggere integralmente, che ha attratto la mia attenzione è quello che parla della povertà:


Povertà
I poveri, quelli veri, sono coloro che non hanno tempo per perdere tempo.
I poveri, quelli veri, sono coloro che non hanno il silenzio e non lo possono comprare.
I poveri, quelli veri, sono coloro le cui gambe hanno dimenticato come si fa a camminare, come ali di gallina che hanno dimenticato come si fa a volare.
I poveri, quelli veri, sono coloro che mangiano immondizia pagandola come se fosse cibo.
I poveri, quelli veri, sono coloro che hanno il diritto di respirare merda come se fosse aria, ma senza pagarla.
I poveri, quelli veri, sono coloro che hanno come unica libertà quella di scegliere fra due canali TV.
I poveri, quelli veri, sono coloro che vivono drammi passionali con le macchine.
I poveri, quelli veri, sono coloro che sono tanti ma stanno sempre da soli.
I poveri, quelli veri, sono coloro che non sanno di essere poveri.


16/08/14

La fine della malattia e l’inizio della salute

Spulciando l'interessante blog di Richard Smith, ho scoperto questo acuto post in cui illustra alcune non convenzionali e sagge considerazioni sulla definizione di salute. 




La fine della malattia e l’inizio della salute 

Penso di essere una persona sana, ma sarà vero? Sono rotondetto. Ho i capelli bianchi e sottili che si sono diradati in alcune parti della testa. Sono affetto da miopia e astigmatismo. Di tanto in tanto mi fa male il tendine di Achille e quando la mattina mi alzo dal letto faccio fatica a camminare. Da un po’ di tempo non misuro né la pressione né i lipidi del sangue. Sospetto di avere la prostata gonfia, ma non mi sono fatto visitare. E nemmeno mi sono fatto misurare lo specifico antigene prostatico. Non ho fatto la colonscopia. Non mi sono fatto analizzare i geni, ma ho il sospetto che ci sia qualcosa di spaventoso in agguato. Mia madre è malata di demenza come lo fu sua madre prima di lei. Spesso non riesco a ricordare i nomi. Non fumo, ma bevo più alcol di quanto è raccomandato dal Royal College of Physicians - e sono piuttosto goloso di dolci. Cammino un bel po’, spesso vado in bicicletta e qualche volta corro, ma non pratico attività fisica quanto dovrei.
Quando ho finito di scrivere questo paragrafo, mi sono detto che non posso essere sano: sono una massa di imperfezioni e non mi sono preoccupato di scoprire l’ipertensione o il cancro latente che mi possono portare via. Ma che cos’è la salute? Per la maggior parte dei medici è una domanda di scarso interesse. I medici sono interessati alla malattia, non alla salute. I testi di medicina sono degli immensi cataloghi di malattie. Ci sono migliaia di modi per i quali il corpo o la mente non funzionano a dovere, è per questo che la malattia è così interessante. Abbiamo investito una grande quantità di energia nella classificazione delle malattie, e perfino gli psichiatri hanno identificato 4000 modi per i quali la nostra mente funziona male.
Per i medici la salute è una condizione negativa - l’assenza della malattia. Infatti la salute è un’illusione. Se permettete ai medici di lavorare con le analisi del sangue, i test genetici e le tecniche di imaging, allora a tutti saranno trovati difetti, tutti saranno “malati”.
Abbiamo, allora, raggiunto uno stadio nel quale il concetto di malattia ha cessato di essere utile? Era utile nel XIX quando la febbre era stata suddivisa in una serie di condizioni con prognosi e cure differenziate. Mary Tinetti e Terri Fried1 hanno sostenuto sull’American Journal of Medicine che ragionare in termini di malattia era diventato controproducente. “È arrivato il tempo,” scrivono, “di abbandonare la malattia come punto focale delle cure mediche. Il cambiamento dello spettro della salute, la complessa interazione di fattori biologici e non biologici, l’invecchiamento della popolazione e la variabilità interindividuale delle priorità della salute rendono come minimo obsolete se non addirittura dannose le cure mediche delle malattie individuali. Concentrasi primariamente sulla malattia può portare inavvertitamente a curare troppo o troppo poco o male.”
Prendiamo ad esempio una paziente di nome Lucy. Soffre di scompenso cardiaco, diabete, asma e osteoartrite. Il cardiologo le cura lo scompenso, il diabetologo il diabete, lo pneumologo l’asma, il reumatologo l’osteoartrite. Il suo medico di famiglia chiude il cerchio prescrivendole i farmaci. Ma in realtà Lucy non è interessata alle proprie malattie. E non si preoccupa della morte. A dire il vero, morirebbe contenta se riuscisse a vedere ancora una volta il figlio che vive in Australia: la vita non è stata più la stessa per lei da quando ha perso il marito. Lei ha bisogno di un agente di viaggio, non di cinque medici, ma il Servizio Sanitario Nazionale mette a disposizione medici, non agenti di viaggio. Sto per diventare irriverente, ma in un mondo in cui la maggior parte della medicina ha a che fare con persone affette da pluripatologie croniche combinate con problemi familiari e sociali, la sanità deve essere centrata sulla persona e non sulla malattia. Così a me non piace molto la definizione della salute come assenza di malattia. E non sono nemmeno entusiasta della definizione di salute dell’OMS come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”, una condizione che si raggiunge solo nel momento di un orgasmo simultaneo, come aveva detto, scherzando, Peter Skrabanek. È una definizione assurda che ci fa essere malati per la maggior parte del tempo. 
La definizione che preferisco in questo momento è quella di Sigmund Freud, che lui peraltro non ha mai scritto, “la capacità di amare e di lavorare.” Potreste avere ancora solo poche ore di vita, ma essere in salute perché siete in grado di amare e di lavorare. Freud aveva scelto l’amore e il lavoro perché erano le cose che lui riteneva essere le più preziose - e molti, me incluso, sarebbero d’accordo con lui. Ma se siete un vigile urbano invece che l’inventore della psicoanalisi magari non siete così entusiasta del vostro lavoro. Così sono portato alla conclusione che ciascuno deve creare la propria definizione di salute - proprio come ciascun dà la propria definizione di “bella vita.” Per voi potrebbe significare auto veloci e ragazze facili. Mentre per me stare con mia moglie, bere vino rosso, ascoltare Schubert e scrivere su un blog che probabilmente nessuno leggerà.

Tinetti ME, Fried T. The end of the disease era. Am J Med 2004; 116: 179-85.


08/08/14

A George Orwell da Devi Acharya

George Orwell
La Library of Congress nell'ambito dell'iniziativa "Letters About Literature" ha chiesto ai giovani di scrivere una lettera a un autore del presente o del passato che parlasse di come la sua opera aveva influenzato le loro vite. Uno dei vincitori è stato Devi Acharya che ha scritto a George Orwell la lettera che segue.
A George Orwell: 

Avevi ragione, avevi ragione, avevi ragione. Mi dispiace di non essermene accorto prima, e mi sento come un idiota, seduto qui mentre ti scrivo questa lettera quando tu avevi senza dubbio ragione. Non avresti dovuto pubblicato quei libri del vostro sotto le apparenze della finzione -ma come potrebbe essere finzione quello che succede proprio fuori dalla mia porta di casa! La gente è molto irritata, è arrabbiata nei confronti di qualche tiranno oppressivo immaginario mentre le stesse distopie che temono e detestano vengono costruite intorno a noi. Sto solo iniziando a vederlo io stesso - mattoni e malta con lo scopo di separare i mondi, scudi di odio e frecce di intolleranza, signori della guerra che si armano per la battaglia, mentre i contadini ignari continuano a vivere alla giornata. Presto solo la fortezza, un bastione che abbatterà ogni speranza di amore o compassione, resterà, con ogni cittadino imprigionato nella ferrea apatia del diritto. 

Oh, se solo potessi farti capire quanto importante - anzi, fondamentale! - è stato il tuo lavoro  per la mia vita! Se solo sapessi, in questa lettera, esprimere una cosa del genere e non farla percepire come la farneticazione di un pazzo! Quello che ho espresso prima, ma sento di non essermi adeguatamente spiegato, è che tu avevi ragione. Ho letto “La fattoria degli animali" quando ero giovane, troppo giovane per poterlo capire. L’ho considerato come una favola divertente, niente di più. Ogni giorno ho visto l'oppressione - nelle notizie, per strada, a casa mia. Ogni giorno ho visto come dei subordinati abbiano cercato di sostituirsi ai loro governanti, ubriacarsi di potere e imporre regole più severe rispetto anche a quelle imposte dal tiranno precedente. Ho visto gli abitanti, senza cervello e muti, in attesa di vedere chi fosse il nuovo sovrano, chiedendosi se si sarebbero dovuti preoccupare. E nel miei giovani occhi spalancati non pensavo, "Queste sono le parole di Orwell! Queste sono le azioni stesse, dipinte sulla tela della realtà! Questo gruppo è fatto di maiali e quell’altro di cavalli, capre e pecore. La storia inizia qui, e qui andrà a finire, ogni parola come è stata scritta da Orwell. "I miei occhi potevano essere ciechi come quegli sguardi vuoti posati su di me, ma almeno io osservavo. Ho visto persone e luoghi e motivazioni e reazioni. Ho cercato di mettere insieme il mio mondo attraverso la mappa creata. 

Poi è venuto il tuo lavoro "1984" Questo pezzo è stata la chiave che ha aperto la serratura nella mia mente, che mi ha permesso di vedere che questo era reale, era necessario essere vigili. Ho visto nei miei compatrioti sciatti il volto di Parsons, e nei miei compagni di gioventù persone formate solo per eseguire gli ordini, greggi nascosti dal "team building" e dal forgiare "il carattere." Ho visto la creazione di tattiche intimidatorie, della pubblicità e dell’isteria. Ho visto il dolore del terrorismo vero quando è accaduto, e poi ho visto il panico ben più espansivo e più letale e la paranoia di minacce immaginarie di terrorismo. 

Ora, cosa vedo quando ho il coraggio di avventurarmi al di fuori del mio piccolo rifugio sicuro? Droni volteggiare sopra la testa. Cellulari che spiano ogni mia mossa; che registrano e analizzano in modo indiscriminato le conversazioni nelle quali ci sia qualche segno di sospetto. Vengono diffuse sempre più informazioni che evidenziano la nostra discesa nella distopia - e nonostante ciò le persone diventano sempre più arrendevoli! Scoppiano scandali in un giorno e il giorno dopo sono già dimenticati. In caso di catastrofe ottiene l'attenzione forse solo un paio di mesi. La gente preferirebbe vivere in un'epoca in cui i supereroi e gli uomini con le pistole sono in grado di risolvere tutti i problemi del mondo. E lo devo confessare, non li posso biasimare per questo. 

Non sto dicendo, signore, che penso che ogni aspetto della società è terribile e deve essere conquistato, rovesciato, distrutto. Io amo questo mondo. Ecco perché lo voglio proteggerle. Sto dicendo (come hai sempre detto) che la gente deve sempre guardare il mondo intorno a sé, invece di andare alla deriva tra obblighi e piacere, come tanti fanno ora. Questo è il motivo per cui ho scritto questa lettera per dire (perché deve essere ribadito per l'ultima volta) che avevi ragione. Hai avuto ragione a scrivere i libri che hai scritto,  a fare tutto ciò che hai fatto per migliorare il mondo. Anch'io sto muovendo i primi passi nel mondo della scrittura, descrivendo il mondo che vedo intorno a me proprio come hai fatto tu. Spero di essere, proprio come sei stato, un osservatore che racconta storie che suggeriscano la necessità di cautela, e cercando di aiutare il mondo a capire. 

Sei veramente una fonte di ispirazione. Le tue parole avranno eco in questo mondo per i secoli a venire. 

Per ora arrivederci, 

Devi Acharya

07/08/14

Ben sarebbe folle...

Richard Smith
Richard Smith, autore di importanti e non convenzionali articoli come "In search of non disease," confessa, nel blog che cura sul sito del BMJ, come, pur essendo laureato in medicina ed essere stato direttore di una rivista scientifica prestigiosa, la frequentazione del medico di medicina di base gli procuri ansia. Ogniqualvolta va da un medico, dice, si sente come un bambino anche se il medico ha 20 anni meno di lui. Gli procura ansia anche sottoporsi a test, sia pure routinari, come la misurazione della pressione. "Piuttosto che andare dal medico ogni tre mesi per misurare la pressione," afferma "preferisco correre il rischio di avere un infarto." 
E conclude: "Suppongo che un giorno quando sopraggiungerà la multimorbidità, sarò costretto a frequentare il medico tutte le settimane, anche se penso che preferirei essere morto. E voi?"
La lettura del post mi ha fatto venire in mente la citazione dell'Ariosto, usata da Gianfranco Domenighetti nella prefazione di "Sovradiagnosi," traduzione italiana del libro "Overdiagnosed: Making People Sick in the Pursuit of Health" di Gilbert Welch "Ben sarebbe folle chi quel che non vorria trovar, cercasse." 

26/07/14

Piedi e scarpe

Sempre più spesso succede che quando devi comperare qualcosa o scegli la prima cosa che ti capita a tiro, oppure diventi un quasi esperto della materia. A me l'ultima volta che mi è capito è stato pochi giorni fa in occasione dell'acquisto di un paio di scarpe per correre e camminare. Soltanto dopo alcune visite nei negozi specializzati e parecchie consultazioni sui siti Internet ho capito che di scarpe per correre/camminare ce ne sono una quantità incredibile e non mi riferisco alle marche ma proprio alle tipologie. Per esempio i vari tipi di scarpa sono individuati dalle sigle che vanno da A0 a A6 a secondo del tipo di uso, delle caratteristiche di appoggio del piede e del tipo di attività che viene svolta. Non solo ho raccolto questo genere di informazioni ma sono venuto a conoscenza di altre notizie curiose e interessanti.
Per esempio che esiste una soletta da inserire nelle scarpe che funge da assistente nel jogging attraverso la misurazione della distanza percorsa e delle calorie bruciate, ma è anche dotato di un sistema di navigazione integrato con il GPS di uno smartphone in grado di suggerire il percorso stabilito attraverso la vibrazione della soletta destra o sinistra. Una funzione incredibilmente importante non tanto per i patiti della corsa, ma soprattutto per coloro che, per esempio, hanno problemi di vista.


Nel corso delle mie ricerche mi sono anche imbattuto nelle strane e rivoluzionarie scarpe Vibram Five Fingers, di cui molti dicono meraviglie e alle quali molti trovano innumerevoli difetti.


Ho anche trovato qualcuno che insegna a velocizzare una banale operazione che abbiamo imparato fin da bambini: quella di allacciarsi le scarpe. Può venir comodo quando la mattina siamo di fretta.


Nonostante queste suggestioni non ho ceduto ad alcuna stranezza e ho comprato delle scarpe che spero facciano il loro dovere senza dover interloquire con lo smartphone, ma piuttosto mettendosi al servizio dei miei piedi.

04/07/14

Nel regno di Heisenberg

Nel Nuovo Galles del Sud la polizia ha sequestrato droga per 10 milioni di euro prodotta in un laboratorio clandestino di Sydney. Chi ha visto la serie TV "Breaking Bad" troverà delle curiose analogie con il laboratorio di Heisenberg: nel laboratorio sono stati trovati 30 kg di metilamfetamina e 200 dispositivi per fabbricarla.  


03/07/14

Non occupatemi il Telemaco

Solamente dei politici ancorché europei potevano essere impressionati dalle citazioni classiche, psicoanalitiche e giovanilistiche di Matteo Renzi al Parlamento europeo. Soprattutto se gli applausi venivano guidati e sollecitati da un capoclaque del calibro di Gianni Pittella, ex competitor del Premier per la segreteria del PD. Resta comunque un grande dubbio: per parlare della "generazione Telemaco," Matteo Renzi si sarà ispirato all'Odissea, al saggio "Il complesso di Telemaco" di Massimo Recalcati oppure, come io sospetto, alla mitica "Odissea" del Quartetto Cetra?

28/06/14

Parcheggiare facile


Per molti automobilisti il parcheggio fra due automobili in fila è una manovra ardua. In attesa di avere le auto che parcheggiano da sole, si può fare riferimento a questo prezioso consiglio.