24/01/15

Lavoro e tempo libero

Heinrich Böll (1917-1985)
John Perry Barlow (1947)
Rovistando fra le directory del mio computer nell'ennesimo (inutile?) tentativo di fare ordine, ho trovato un paio di file che avevo conservato e che ho riletto con interesse. Uno è un racconto del Premio Nobel 1972 Heinrich Böll dal titolo "Aneddoto con effetto deprimente sulla morale del lavoro," in cui l'autore con sottile ironia suggerisce ai lettori di fare un esame di coscienza su come percepiscono il lavoro. L'altro è uno scritto elaborato da uno dei pionieri di Internet e attivista delle libertà digitali, John Perry Barlow, dal titolo "Manifesto del Partito del Tempo Libero," che offre una visione avveniristica e  utopistica del lavoro e del tempo libero. I due testi, per motivi diversi, sono molto intriganti. Per questo ho pensato di condividerli.   

23/01/15

Password

L'ignavia, la superficialità e il fatalismo delle persone che usano il computer è qualcosa di incredibile. Nonostante l'aumento di accessi non autorizzati ai servizi, sembra che gran parte degli utenti dei servizi informatici non siano per nulla preoccupati di salvaguardare la propria privacy, tanto che, per il quarto anno consecutivo, la password più usata è la sequenza di numeri "123456," seguita da "password" e addirittura dalla sequenza di numeri "12345."
Se davvero si vuol cercare di limitare i danni che potrebbero essere effettuati da chi si intrufola indebitamente nei computer altrui, è il caso di scegliere password più efficaci o affidarsi ad appositi programmi.   

22/01/15

Biblioteche

Quand'ero studente era venuto a trovarmi un caro amico che aveva cominciato a lavorare dopo aver completato la scuola dell'obbligo. Meravigliato dal numero dei libri che c'erano nella stanza (a ben ricordare poi non erano così tanti), mi chiese: "Ma li hai letti tutti?" Io risposi con un laconico: "No." In realtà la mia risposta avrebbe dovuto essere un pochino più articolata. Nel modo seguente, per esempio:


thanks to David Kanigam

21/01/15

George Orwell


Come oggi, 65 anni fa, moriva, a 47 anni, Eric Arthur Blair (George Orwell), un uomo che aveva visto lontano. Molto lontano.

20/01/15

Smartphone e Mobile Wifi

Alla fine ho capitolato. Anch'io mi sono dotato di smartphone. Solo adesso? E perché? Il perché è molto semplice: ho sempre pensato che a uno smartphone come un aggeggio multifunzionale che incorpora anche il telefono e non come un telefono dotato di altre funzioni. Nella mia fantasia pensavo che il WiFi si sarebbe espanso dovunque e le telefonate si sarebbero fatte solamente su Internet. Il WiFi, come lo concepisco io, dovrebbe essere qualcosa di simile all'acqua e all'elettricità: concordi una fornitura e poi ne fai l'uso che vuoi. Con l'acqua ci faccio la doccia, cuocio la pastasciutta e lavo i pavimenti. Con l'elettricità accendo le luci, la TV, ricarico il laptop, alzo le tapparelle. Con il WiFi no. I contratti in Italia non lo prevedono. Il mio contratto per esempio prevede 500 minuti di chiamate mensili che utilizzo in minima parte perché in genere gli amici li chiamo prevalentemente da casa prevalentemente in videochiamata con Internet. Prevede anche 1 Gb di Internet che mi costringe a continuare a verificare il consumo. Mi piacerebbe che le compagnie telefoniche prevedessero un contratto con Internet in mobilità senza limiti di consumo in modo tale che, con Internet, si possa telefonare, lavorare, leggere, mandare SMS, ecc. ecc. Fare, cioè, tutto quello che posso fare senza dover controllare in continuazione il consumo. Questo sarebbe anche il modo di convertire una larga fetta di italiani da telefonisti a Internauti. Utopia? Speriamo di no!

19/01/15

Meglio morire a 75 o a 150 anni?

Richard Smith, l'ex direttore del British Medical Journal, recentemente ha scritto, sul suo blog, un post in cui sosteneva che "la morte migliore è quella provocata dal cancro," perché "dà la possibilità di dire addio ai propri cari, di riflettere sulla propria vita, di lasciare i propri ultimi messaggi, di visitare luoghi speciali per l'ultima volta, di ascoltare la musica amata, di leggere le poesie preferite e di preparare, secondo ciò in cui si crede, l'incontro con il Creatore o l'eterno oblio." Questo post ha suscitato un ampio dibattito fra chi era d'accordo e chi era in disaccordo. Qualche giorno fa Richard Smith è tornato sull'argomento discutendo due recenti articoli pubblicati in America che presentavano due visioni opposte sulla migliore età per morire. In uno, l'oncologo e bioeticista Ezekiel J. Emanuel (58 anni di età) sostiene che l'età giusta per morire è 75 anni, nell'altro, il medico Joon Yun afferma che si dovrebbe vivere fino a 150 anni. Per la verità Emanuel pensa che dopo i 60 anni non si dovrebbe fare più prevenzione e dopo i 75 anni non si dovrebbe più accettare di essere curati: insomma una lenta fatalistica eutanasia passiva. Smith propende per la prima ipotesi, anche se lo sta dicendo ora che ha 62 anni (e qui sta il conflitto di interessi che dichiara). Mi chiedo, sarà prossimo ai 75 anni, la penserà ancora allo stesso modo?
Il post di Smith è molto bello ed ironico, motivo per il quale vale la pena di leggerlo integralmente nella sua versione originale o in italiano.

18/01/15

The Internet's Own Boy

Con la complicità di una giornata piovosa, a un anno dalla tragica morte, ho finalmente visto  e potuto apprezzare, l'interessante e commovente documentario "Internet's Own Boy" dedicato ad Aaron Swartz, geek e attivista per la libertà di Internet.

La strada per sfruttare appieno e non disperdere il grande potenziale di Internet è ancora lunga e tortuosa. Gli attacchi da parti di politici insipienti, di aziende prive di scrupoli, di affaristi estemporanei sono continui. Per questo vale la pena di rileggersi il breve testo di Aaron Swartz intitolato "Guerrilla Open Access Manifesto (nella versione originale inglese e in quella italiana). 
A cura di Bernardo Parrella e Andrea Zanni è stato pubblicato recentemente un ebook dal titolo "Aaron Swartz - Una vita per la cultura libera e la giustizia sociale" che contiene alcuni suoi post, riflessioni e interventi, scritti di amici e attivisti, e materiali su open access e free culture.
La rivista Wired, infine, ha dedicato a Swartz un articolo in cui sono riassunti i 10 motivi per ricordarlo.

17/01/15

Disuguaglianze e scuola

Le disuguaglianze cominciano presto. Già all'età di 3 e 5 anni, i bambini nati in famiglie ricche hanno un vocabolario più ampio e un comportamento più adeguato alla scuola dei bambini nati in famiglie povere. Ciò significa che appena iniziano la scuola dell'obbligo, i bambini più ricchi sono in grado di imparare molto più rapidamente dei bambini più poveri. Cose che sono intuibili. Ma la dimostrazione scientifica è sempre utile.

16/01/15

Ibn abuh

Zak Ebrahim, è il figlio di un terrorista egiziano che portò a compimento, nel 1993, un attentato al World Trade Center di New York. In questo filmato racconta la sua drammatica esperienza e come è riuscito a diventare un "pacifista" diverso dal padre e dall'ideologia che costui voleva trasmettergli. Per fortuna non sempre "ibn abuh," "tale padre, tale figlio."

15/01/15

Anche loro ...



L'ho pensato tante volte. Anche perché è un modo perfetto per pensare a qualunque persona, anche la più importante, anche la più celebrata, in termini di "essere umano." Insomma questi ritratti ci mostrano in modo evidente che sono proprio come tutti noi. L'autrice è un'artista italiana, Cristina Guggeri, che ha intitolato la serie di ritratti "Il Dovere Quotidiano."

14/01/15

L'età degli scrittori





Pare non ci sia una regola precisa relativamente a quale età alcuni fra i più noti autori hanno scritto i loro libri principali, compresi quelli che sono considerati i loro capolavori. Fra gli scrittori messi a confronto Jack Kerouac è stato il più precoce avendo scritto "Sulla strada" a 26 anni, mentre Douglas Adams ha scritto "La guida galattica per gli autostoppisti" a 28 anni e Francis Scott Fitzgerald ha scritto "Il grande Gatsby" a 30 anni. A un età più matura (circa 40 anni) scrissero il loro capolavoro altri autori, come Gabriel García Márquez, James Joyce, Aldous Huxley e George Orwell. Qui si trova il confronto completo.

13/01/15

Il pesce babele

Sembra che ci stiamo avvicinando alla realizzazione di un modello funzionante del mitico "pesce babele" di cui anni fa ci aveva parlato Douglas Adams. Nell'attesa della sua diffusione, può essere utile sapere come si risponde al telefono in alcune, fra le lingue più diffuse. A proposito, in italiano si dice "Pronto!"


12/01/15

Je Suis Hypocrite

Ho assistito anch'io in TV al corteo di gran parte dei governanti degli Stati del mondo che sfilavano, a loro dire e a dire dei mass media, per la difesa della libertà di espressione. Un nobile intento, certo, solo che si è materializzato dopo la barbara uccisione di alcuni fra i più prestigiosi redattori di "Charlie Hebdo," una rivista di certo non molto amata dai politici di destra, di centro e di sinistra. Spero che i numerosi cittadini francesi e non che hanno sfilato, per i quali nutro grande rispetto, lo abbiano fatto con intenti più genuini e nobili dei politici che di fronte alle telecamere mostrano nobili intenti che raramente si rispecchiano in comportamenti coerenti. Basta dare un'occhiata al sito di Reporter Senza Frontiere dove viene esposta la tabella che segue (riferita al 2015):


Se poi diamo un'occhiata alla classifica del 2014 relativa alla libertà di stampa, scopriamo una serie di cose interessanti: che, ad esempio, la Francia è al 39° posto, l'Italia al 49°, l'Ungheria al 64°, Israele al 96°.
Per quanto riguarda poi la situazione dei giornalisti in singoli Stati rappresentati dai politici che hanno partecipato alla marcia dell'11 dicembre a Parigi, Daniel Wickham ha stilato su Twitter un interessante quanto documentato elenco, rappresentato da questo cartoon:


Per questo i politici presenti avrebbero forse dovuto sfilare dietro a uno striscione con scritto: "Je Suis Hypocrite."

11/01/15

Disegnare la musica


Un musicista e un disegnatore. In sintesi: Pablo Stanley. Messicano di Mexicali ha avuto una intuizione interessante: quella di illustrare con dei fumetti nientedimeno che la celeberrima (e sempre splendida) canzone di John Lennon "Imagine." Ne esce un lavoro curato e apprezzabile che ne rende bene il senso e il significato del testo.  

10/01/15

Il grammelot di Celentano

La radio americana NPR ha intervistato nel 2014 Adriano Celentano, il quale ha raccontato come è nata la canzone che ha avuto, nel 1972, un discreto successo. Si tratta di "Prisencolinensinainciusol," il cui titolo e le cui parole non hanno alcun significato. Celentano ha detto all'emittente americana di essere sempre stato affascinato dallo slang americano e di aver usato questa specie di grammelotper mettere in evidenza l'incapacità degli esseri umani di comunicare. Ma questo lo aveva già raccontato alla RAI, tanti anni fa.



Questa invece è la canzone sottotitolata. Complimenti a chi è riuscito a trascrivere le parole di Celentano.